35 anni dopo: grazie all’istruzione i mendicanti ciechi sono diventati cittadini del loro paese

Pubblichiamo il testo di aperture del nostro notiziario di aprile.

Sono passati 35 anni da quando, grazie alla spinta di Urbana Carezzoli e di Padre Fabio Gilli, abbiamo cominciato a sostenere l’istruzione dei ciechi del Togo, 25 da quando Urbana ci ha lasciati.

Ogni tanto è utile guardare indietro e chiedersi cosa è cambiato. I bambini ciechi erano considerati allora segno di una maledizione, da tenere lontani. Padre Fabio raccontava spesso delle sassate che ricevevano i primi ospiti del centro Kekeli Neva di Togoville quando entravano nel villaggio: erano ciechi perché erano sgraditi agli spiriti, e dovevano quindi stare lontani.

Oggi in Togo tutti i bambini ciechi vanno a scuola, sono ben seguiti e imparano assai di più di molti coetanei vedenti che frequentano le scuole pubbliche dei villaggi in classi da 60 alunni, senza libri né quaderni. In pochi anni i primi ragazzi ciechi sono andati alle superiori, poi ci sono stati i primi diplomati, i primi che sono entrati all’università, i primi che si sono laureati. Una evoluzione che in Italia ha richiesto generazioni qui si è compiuta in una ventina d’anni.

I giovani ciechi oggi sono di media assai più istruiti degli altri, parlano correttamente il francese che in Togo è la lingua ufficiale ma che solo chi è stato a scuola sa usare.

Non ci sono statistiche ufficiali ma è evidente che il numero dei bambini ciechi è nettamente diminuito. Una ventina d’anni fa a Togoville c’erano circa 40 bambini alla primaria, adesso sono 15. Numeri simili si registrano anche nelle altre scuole. Merito indubbiamente dell’assistenza sanitaria: all’inizio quasi nessuno dei bambini ciechi ammessi in queste scuole aveva mai incontrato un oculista, poi si vedeva che molti avevano perso la vista per patologie che potevano essere curate. Adesso tutti sono visitati e i risultati si vedono.

All’inizio solo pochi continuavano gli studi, adesso ci sono più alunni alla secondaria che alla primaria. Molti sono davvero bravi, vorrebbero andare all’università ma non hanno i mezzi: noi cerchiamo di dare a tutti anche questa possibilità.

Urbana e Padre Fabio avevano proprio ragione: grazie all’istruzione anche in Togo i mendicanti ciechi sono diventati ora cittadini del loro paese.

Flavio Fogarolo