Bollettino informativo del Gruppo San Francesco d’Assisi di Barbarano Mossano
www.grupposanfrancesco.org
Sommario
Articolo n. 1 – Risposte mirate e concrete! di Flavio Fogarolo
Articolo n. 2 -«Ora sappiamo davvero cosa è scritto!» di Habibou Adidjatou
Articolo n. 3 – Dall’Officina informatica 11 computer per il Togo
Articolo n. 4 – Durante le vacanze si studia informatica
Articolo n. 5 – Una scuola finalmente decorosa per i bambini ciechi di Dapaong
Articolo n. 6 – Quei letti a castello, troppo alti, erano un incubo per i più piccoli
Articolo n. 7 – Riprese le operazioni cataratta
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Articolo n. 1
Grazie alla flessibilità degli interventi e a rapporti personali diretti, anche una piccola associazione come la nostra può fare molto
Risposte mirate e concrete!
Continua il nostro impegno per dare anche ai giovani ciechi del Togo la possibilità di fruire dei grandi vantaggi che oggi offrono le tecnologie informatiche a chi non vede, ma da cui loro, come la gran parte dei ciechi africani, finora sono rimasti esclusi.
Abbiamo cominciato inviando decine di computer usati, tutti ben funzionanti e attrezzati con il programma di sintesi vocale in francese. Circa 70 sono quelli portatili, ad uso personale, donati ad altrettanti studenti universitari. Una ventina quelli fissi, da ufficio, grazie ai quali oggi tutte le scuole per ciechi del Togo hanno un laboratorio informatico dove si tengono i corsi per insegnare ai ragazzi più giovani ad usare il computer.
In questi mesi stiamo compendo altri due importanti passi avanti.
Il primo riguarda la fornitura di apparecchi per l’accesso al computer attraverso il braille. Con la sola sintesi vocale si possono fare tante cose ma per gli studi universitari a volte non basta, come ci spiega la studentessa Habibou alla pagina seguente. Sono apparecchi costosi e non è facile trovarne di usati a prezzi abbordabili, ma la ricerca sta andando bene: ci eravamo posti l’obiettivo di inviarne due quest’anno e siamo già a cinque!
Secondo passo avanti è la prossima apertura di un centro di supporto per i non vedenti dentro l’università di Kara, simile a quello che funziona da tempo in quella della capitale Lomé, ma che qui non esiste.
L’università di Kara ci ha messo a disposizione una stanza che stiamo attrezzando con alcune postazioni informatiche attrezzate per non vedenti, anche con display braille, scanner e stampante braille. Qui gli studenti troveranno qualcuno che li potrà aiutare a reperire i documenti di studio, a trasformarli, se necessario, in formato accessibile, e a produrre audio libri e testi in braille.
Ma non c’è solo l’informatica. Il nostro impegno per i ciechi del Togo si concretizza, come sempre, nel supporto ai bambini, soprattutto nelle situazioni più bisognose. I lavori in corso per rendere almeno decorosi gli edifici della poverissima scuola di Dapaong ne sono un chiaro esempio (ne parliamo a pagina tre).
Anche la ripresa delle operazioni di cataratta all’ambulatorio di Bassar è per noi un segnale importante: i bisogni ci sono, dobbiamo continuare a dare risposte (pag. 4).
La nostra piccola associazione non fa miracoli ma riesce a intervenire sui problemi in modo concreto. È quello che, con il vostro aiuto, continueremo a fare.
Flavio Fogarolo
Articolo n. 2
È arrivato in Togo il primo display braille.
«Ora sappiamo davvero cosa è scritto!»
Dopo averlo provato, Habibou Adidjatou, studentessa non vedente, ci racconta le sue impressioni
L’accesso alle tecnologie è oggi essenziale per l’autonomia, l’inclusione sociale e il successo negli studi delle persone con disabilità. Il Gruppo San Francesco d’Assisi, che sta sostenendo concretamente questo processo fornendo un computer a decine di studenti, ha messo ora a nostra disposizione anche un PC dotato di display braille che nessuno di noi aveva mai potuto usare prima.
Fino ad oggi era solo la voce della sintesi vocale che ci diceva cosa appare sullo schermo; adesso possiamo leggere i contenuti digitali in braille, leggere direttamente ciò che scriviamo, individuare eventuali errori, anche quelli che la sintesi vocale difficilmente rileva, e controllare la punteggiatura. Sono aspetti fondamentali per noi studenti che all’università dobbiamo spesso redigere compiti e relazioni e concludere il corso con una tesi.
Scrivere un testo in lingua straniera con il supporto della sola sintesi vocale è difficilissimo perché la voce confonde spesso quello che è scritto con come si pronuncia. Con il display braille è tutta un’altra cosa!
Con questo strumento non abbiamo più bisogno di chiedere sempre a una persona vedente di controllare ciò che abbiamo scritto.
Non è solo un dispositivo tecnologico! Per noi è uno strumento fondamentale per l’autonomia, una porta aperta verso il mondo del lavoro e un ulteriore passo verso una società veramente inclusiva.
Il Gruppo San Francesco, portando il primo display braille, ha avviato un processo che speriamo abbia seguito, incoraggiando altre istituzioni e organizzazioni a investire di più nelle tecnologie assistive e nell’accessibilità digitale. Perché quando una persona non vedente ha a disposizione gli strumenti adatti alle proprie esigenze, la disabilità non è più un ostacolo insormontabile alla sua capacità di apprendere, lavorare e avere successo.
A nome degli studenti non vedenti e degli studenti con disabilità dell’Università di Lomé, desidero esprimere la nostra profonda gratitudine al Gruppo San Francesco d’Assisi per questo gesto generoso e significativo.
Habibou Adidjatou
Rappresentante degli studenti con disabilità dell’Università di Lomé – Togo
Foto in alto: Habibou mentre usa il nuovo display. Sotto: particolare delle sue dita che leggono in questo modo il testo in braille.
Articolo n. 3
Dall’Officina informatica 11 computer per il Togo
L’Officina Informatica è una piccola associazione di volontariato di Mira (Venezia) che raccoglie i computer dismessi da aziende e privati, li controlla, li sistema e li dona a chi ne ha bisogno: associazioni, scuole, studenti in difficoltà…
Di questo servizio hanno fruito anche i ciechi del Togo grazie alla fornitura di 11 computer: 9 fissi e 2 portatili. Essi sono stati da noi adattati per la lingua francese, sintesi vocale compresa, e completati con i programmi per non vedenti. Ora sono in viaggio per il Togo dove arriveranno a metà settembre.
Nella foto: Consegna dei computer nella sede di Officina Informatica. A destra Alberto Mason, informatico, coordinatore e “anima” di questa lodevole iniziativa.
Articolo n. 4
Durante le vacanze si studia informatica
Anche quest’anno gli studenti non vedenti dell’università di Kara hanno organizzato un corso intensivo per imparare ad usare il computer.
Passeranno in aula tutto il mese di agosto, approfittando del fatto che le lezioni universitarie sono sospese.
Partecipano una ventina di studenti. Molti hanno già ricevuto il loro computer, altri sperano di averlo presto.
Il corso è stato organizzato interamente da loro; noi sosterremo solo le spese per il formatore.
Articolo n. 5
L’anno scorso abbiamo costruito, con il MAC, refettorio, cucina e nuovi servizi igienici, adesso stiamo restaurando i dormitori
Una scuola finalmente decorosa per i bambini ciechi di Dapaong
Da alcuni anni seguiamo la scuola di Dapaong, all’estremo nord del Togo, che fin dalla prima visita ci ha colpiti per la povertà di risorse e l’inadeguatezza della struttura. È ospitata in un ex dispensario medico costruito almeno 50 anni fa e poi abbandonato; è composta da tanti piccoli locali trasformati ora in aule e dormitori, ma nati chiaramente per altri scopi.
L’anno scorso, grazie a un progetto finanziato dal MAC – Movimento Apostolico Ciechi, abbiamo costruito il refettorio con annessa cucina e un edificio con dei servizi igienici finalmente decorosi. Prima i bambini mangiavano per terra e il cibo era preparato in una baracca di lamiere, adesso hanno a disposizione una bella stanza e possono finalmente mangiare seduti davanti un tavolo.
A gennaio sono stati inaugurati i nuovi servizi igienici, con wc e docce, per i ragazzi e le ragazze. Prima si lavavano in cortile, con dei secchi, aspettando che fosse abbastanza buio.
Quest’anno completiamo i lavori previsti con delle ristrutturazioni nelle camere e nelle aule scolastiche.
I bambini dormono in stanze piccole, con poche finestre e soffitti molto bassi. Mancano, o sono rotte, le zanzariere alle finestre e questo, in una zona malarica, è ovviamente un problema.
I lavori sono iniziati ai primi di luglio, appena i bambini sono tornati a casa per le vacanze, e saranno certamente completati per settembre.
Spenderemo per questo intervento circa 10.000 euro, utilizzando l’avanzo di esercizio del 2025. Gli aiuti ricevuti l’anno scorso sono stati generosi e ci consentono ora di sostenere in autonomia questi lavori.
Didascalie delle foto:
1) Le camere erano piccole e basse, con una sola finestra. I letti a castello quasi toccavano il soffitto.
2) Dove possibile, sono state eliminate, o spostate, delle pareti per avere camere più grandi.
3) Le camere non avevano finestre da questo lato; di notte i bambini tenevano aperta l’unica porta ma così entravano le zanzare.
4) È stata aperta una finestra a fianco di ogni porta, rifatto e alzato il tetto e aggiunto un piccolo portico per riparare dalla pioggia.
Articolo n. 6
Quei letti a castello, troppo alti, erano un incubo per i più piccoli
I letti a castello della scuola di Dapaong di sicuro non sono stati pensati per dei bambini: erano talmente alti che chi dormiva sopra aveva meno di 50 centimetri sopra di sé e non poteva neppure sedersi.
In alto però dovevano andare i più grandi perché i piccoli avevano troppa paura e tanti non riuscivano proprio ad arrampicarsi.
La situazione era particolarmente difficile in alcune stanze che avevano il soffitto talmente basso che i bambini che stavano sopra, sbattendoci ripetutamente la testa, hanno prodotto nel tempo un foro sul compensato.
Per i letti la soluzione è stata semplice: abbiamo fatto tagliare, e poi saldare, i montanti di ferro.
Abbiamo fatto sistemare anche il soffitto, riparando ovviamente i buchi e alzandolo quanto serve. In ogni stanza ci sarà una finestra in più per una ventilazione adeguata.
Didascalie delle foto:
A sinistra: i letti erano talmente alti che nel tempo i bambini hanno prodotto con la testa dei fori sul soffitto.
A destra: i letti a castello com’erano e come sono stati adattati.
Articolo n. 7
Riprese le operazioni di cataratta
Sono tornate a vedere 13 persone bisognose che mai avrebbero potuto sostenere le spese dell’intervento. Sempre emozionante il momento in cui, tolta la benda, hanno potuto dire: «Ci vedo!»
Da sei anni gestiamo a Bassar, in una zona povera e decentrata del Togo, un ambulatorio oculistico nato per prevenire concretamente la cecità, ossia curando gratis quelli che non possono pagare. Forniamo gratuitamente anche occhiali e medicine, soprattutto antibiotici per curare i tanti casi di infezione agli occhi che si riscontrano ogni settimana.
Abbiamo allestito una sala operatoria per organizzare qui anche gli interventi di cataratta, ma purtroppo l’improvvisa scomparsa, due anni fa, del nostro principale collaboratore in Togo, Moïse Allassan Tchapo, ha compromesso pesantemente l’organizzazione di questi interventi: bisogna far venire un chirurgo da fuori, procurare il materiale necessario, ed era Moïse che pensava a tutto. Abbiamo avuto anche incidenti e contrattempi vari e purtroppo per mesi è rimasto tutto bloccato.
La lista delle persone da operare si era allungata parecchio e comprendeva anche una dozzina di persone che avevano perso quasi completamente la vista. Non si poteva aspettare ancora: martedì 23 giugno, 13 pazienti sono stati portati, con un pullmino, in una clinica oculistica della città più vicina e lì sono stati operati. Il giorno dopo, tolta la benda, tutti hanno potuto dire: «Adesso ci vedo!».
Didascalie delle foto:
1. Martedì mattina i pazienti escono dal nostro centro di Bassar: sono tutti ciechi assoluti, o quasi, e vengono accompagnati uno per uno.
2. Salgono nel pullmino che li porterà nella città di Sokodé dove saranno operati.
3. I pazienti dopo l’operazione, con l’occhio bendato.
4. Il giorno dopo sono state rimosse le bende e sottoposti alla visita di controllo: esito positivo per tutti e tredici. Nella foto si vedono i pazienti che escono dalla clinica, tutti in autonomia: non serve più nessun accompagnatore!
Articolo n. 8
Un laboratorio nuovo per John e Antoinette che, senza vedere, realizzano capi in maglieria
Marito e moglie, entrambi ciechi assoluti, ci avevano chiesto un aiuto per costruire nel cortile della loro casa una specie di container dove poter sistemare stabilmente i telai per svolgere il loro lavoro, essendo la casa dove abitano molto piccola.
Da anni essi vivono di questa attività: confezionano cappellini e tutine in cotone per neonati che poi vendono al mercato.
Abbiamo finanziato la costruzione di un piccolo prefabbricato dove adesso possono tenere stabilmente le loro attrezzature.
Didascalie delle foto:
A sinistra: esterno del laboratorio.
A destra: Antoinette e John al lavoro.
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