nav-left cat-right
cat-right

17 Le poesie

Sappiamo che hai un altro modo di raccogliere fondi per Kekeli Neva: scrivere poesie, pubblicarle e utilizzare il ricavato della vendita dei libri per questo scopo.

Infatti. Scrivo poesie da tanto tempo, ma non ho mai voluto pubblicarle; mi era già stata offerta una opportunità una ventina d’anni fa e non ho accettato.
Ma quando ho cominciato a lavorare per questo istituto ho voluto offrire qualcosa di proprio mio, solo mio, e ho deciso di provare a stampare le mie poesie; senza credere molto in me stessa e un po’ titubante. È uscito il primo libro e tutti gli amici l’hanno preso e ho accumulato qualcosetta. Poi è nato il secondo e in seguito ho preso molto gusto.
Partecipo a diversi concorsi, anche per raffrontarmi e sentire cosa dicono le varie giurie e persone che mi leggono. Ed ho avuto e ho molte soddisfazioni. 
E allora è nato il terzo, dal terzo il quarto, il quinto… Poi un’associazione mi ha pubblicato un volumetto, e quello è stato il premio più bello perchè non l’aspettavo, e siamo a sei.

Io vado avanti, continuo a scrivere… A leggere non ci riesco più, eppure era la mia più grande passione; leggevo moltissimo, tutto quello che mi capitava. Anche se un libro non mi piaceva non è che lo lasciassi lì, dovevo arrivare sempre in fondo a tutto. Ero abbonata a tutti i giornali braille che esistono.
Ma adesso non posso più leggere…

Come mai?

C’è stata, penso, una compressione midollare che mi ha preso la mano destra, proprio la mano che uso per leggere. Con la sinistra sono lenta e mi stanco parecchio; per me, ero abituata a leggere in fretta, è una pena enorme e quindi lascio perdere. 
E se scrivo poi non posso rileggere…
 Ecco questa è una ulteriore croce. Una delle più grandi, perché mi ha tolto qualcosa che mi aiutava molto a vivere e a passare il mio tempo, a divertirmi e arricchirmi nello stesso tempo. Non è che mi lasci sopraffare dalla noia; so bene che devo lottare con tutte le mie forze per non essere mai presa dalla noia, perché è la più brutta malattia…
Però così è più difficile. La radio una volta trasmetteva cose molto più interessanti e potevi anche star lì e passare le tue ore, ma anche quella adesso stanca… 
E allora… scrivo con la mente! Mi dedico alle mie poesie e le curo anche un pochino di più… 

Quindi te le scrivi nella mente e poi le detti a qualcuno.

No, riesco a scriverle da sola con un piccolo strumento, un computerino: è leggero, ha una tastiera braille molto comoda e così riesco a scrivere senza fatica. Ed è pratico perché alla fine posso stampare su carta normale e le poesie sono subito pronte.
Mi soffermo di più sulle poesie, curo la metrica… Una volta nemmeno ci pensavo invece adesso non riesco a scrivere se non osservo una metrica precisa: settenari o endecasillabo o dodecasillabi…

Una evoluzione quindi nel tuo modo di scrivere.

Penso di sì perché ultimamente prendo sempre primi premi.
In precedenza arrivavo sempre tra i primi ed ero più che soddisfatta. A questi concorsi si partecipa in tanti, cinque, seicento persone, a volte anche mille, perché in Italia a molti piace scrivere.
Ecco, riesco sempre ad essere tra i primi e ultimamente ho ricevuto quattro primi premi.
A Roma ho avuto il premio internazionale “Proust”, poi quello di Cesare Pavese, poi il premio “Città della Spezia”… 
Partecipo molto volentieri ai concorsi dell’associazione Umbria, molto belli e ben organizzati, ricchi di incontri e convegni… Recentemente ho partecipato a quattro manifestazioni e il presidente mi ha scritto contento e questo mi ha fatto molto piacere…
Sono quelle piccole cose che ti danno la gioia di continuare a sorridere, a volte in mezzo a tanti dolori e dispiaceri.

Volevo parlare ora dei tuoi libri. Cominciamo dal primo.

È uscito nel ‘90, spinta anche dagli amici… 
Forse non ho neppure scelto le poesie migliori; non sapevo bene né cosa pubblicare, né come fare e non sono stata molto aiutata. Però l’ho fatto…

E come si chiamava questo primo libro?

“Il mio canto”. È diviso in sezioni perché mi piace separare le poesie anche secondo i temi trattati: qui ce ne sono, ad esempio, dedicate ai miei cari, a papà, a mamma, qualcuna al fratello che è rimasto in Russia… Ci sono delle riflessioni sulla morte e anche una sezione sull’amore…
Il primo libro: non uno dei più voluminosi e neppure dei migliori. Ci sono 120 poesie, e la presentazione è stata scritta dalla professoressa Agostinelli.

Il titolo del secondo libro è “Le sparpagliate carte”. Qui non c’erano sezioni…

Quindi messe così, come venivano…

…sì, come venivano. Ce n’erano di carine e meno, come in tutti i libri.

E poi “Frammenti di favole vere”. Tante volte anche i titoli sono strani…

E questo cosa significa?

È il titolo della prima poesia, che diventa anche titolo del libro e della sezione. 

Con “Frammenti di favole vere” volevo indicare quelle piccole cose che sembrano favole, forse sono davvero favole, ma sono ‘vere’
E quindi parlano del mio intimo, della natura, ma anche della realtà a volte dura , della nostra realtà interiore, di come intendiamo la morale.

E poi c’è il quarto che è “Nei giardini dell’arcobaleno”. 

Questo sembra un titolo pieno di luce e di speranza…

È la prima poesia della raccolta che dà il titolo al libro; quand’ero bambina ero innamorata dell’arcobaleno, e ogni volta che veniva il temporale lo aspettavo e ne rimanevo incantata. È un’immagine che ricorre molto spesso nelle mie poesie perché per me l’insieme di tutti questi colori è una cosa molto bella. 
Anche questo è diviso in sezioni e ce ne sono anche di dolorose e tristi, che parlano del momento che viviamo, della realtà che abbiamo intorno. 
C’è poi una sezione che mi piace molto, ed è quella dedicata alla natura e alla mia infanzia… Basta ascoltare un’allodola per ricordare un momento e ripensare alla natura, al grano…

Infine l’ultimo libro: “Fiori di mandorlo e coccinelle”
È un titolo legato un po’ alla copertina… 
Devi sapere che per gli ultimi libri i disegni delle copertine sono fatti da una mia nipote. Lei dipinge per diletto e fa delle cose carine, sentite, che guardi volentieri, come potresti guardare un quadretto di una volta… Lei cercava un soggetto adatto per la copertina di questo libro e sfogliando le poesie che stavo preparando per un concorso ha trovato “Fiori di mandorlo e coccinelle”; si è innamorata del titolo, ha letto la poesia, ha avuto l’ispirazione per la copertina e l’ha voluto come titolo del libro. E così è stato.
È diviso in numerose sezioni, anche perché è il libro più grosso tra quelli che ho scritto finora. Ce n’è una dedicata ai lavori dei contadini, la mietitura, la trebbiatura…, visti con i miei occhi di bambina di allora. E ce ne sono dedicate all’anima, alla religione…