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14 Il radiotelefono

Mi era stato regalato un radio telefono; non sapevo usarlo ma poiché a me piacciono tutte le cose nuove e sono sempre curiosa, l’ho accettato ben volentieri. Era un radiotelefono con ventitre canali, un modello normalissimo per CB, a cinque watt. L’ho tenuto per un po’ senza adoperarlo o solo ascoltando gli altri. Intanto ho dovuto scegliermi un nome…

Che nome hai scelto?

Avevo tanti nomi in testa, ma poi è prevalso Acqua Marina.
È un nome che ricorda il gioiello, la pietra preziosa azzurra che mi piace tanto. Ma anche l’acqua del mare… Mi piaceva molto questa espressione: «La vita, come l’acqua del mare, diventa dolce elevandosi verso il cielo». È una frase bellissima che mi è rimasta talmente impressa che la scrivevo spesso e a molti la ricordavo. Tra amiche ci si mandavano spesso delle cartoline, anche per vedere fino a che distanza arrivava la nostra voce, e mi piaceva sempre scriverci Acqua Marina e: «La vita, come l’acqua del mare, diventa dolce elevandosi verso il cielo».
È una verità bellissima e così ho scelto questo nome: ‘Acqua marina’.

Ma non avevo ancora cominciato ad usarlo per comunicare davvero. Un giorno è venuta a trovarmi una mia amica infermiera e, incuriosita, mi ha detto: «Mostrami come funziona». Io, orgogliosa come sempre, non volevo dirle che non sapevo come farlo funzionare e ho un po’ tergiversato. Ma in seguito mi sono data da fare ed ho cominciato ad usarlo…
Tra le voci che mi arrivavano più forte ce n’era una che proveniva dai colli Euganei, di un radioamatore di Padova. E ricordo i primi contatti, la curiosità… sai, senti una voce, è solo una voce e cerchi di immaginarti la persona che c’è dall’altra parte, e quindi qualche domanda, cosa fai e cosa non fai, e l’età che poi nessuno dice… Mi ricordo che ha chiesto la mia professione e a me, spontaneamente, mi è venuto di rispondere: «Ah, io faccio una professione di lusso!».
Lui naturalmente non capiva e allora ho spiegato: «Beh, di professione sono ammalata. È una professione difficile la mia perché devi convivere con i tuoi mali e stare accanto a tante altre persone» Ecco perché professione di lusso. È una espressione che ho poi ritrovato quasi simile in un libro di Nino Salvaneschi, uno scrittore cieco, letto poco e capito meno, che ha scritto bellissimi libri anche sulla cecità, tra cui “Noi che camminiamo nella notte”.

Ho cominciato queste conversazioni quasi per gioco, ma poi tutto è diventato sempre più impegnativo; qualcuno ha cominciato a conoscermi e poi mi cercava tra i canali, ci davamo appuntamento e si cominciava a parlare. Ci trovavamo anche in quattro o cinque alla volta, facendo la cosiddetta ruota. Poi ogni volta, quando dicevo: «Adesso chiudo…» ce n’erano altri che si erano aggiunti, ascoltavano e mi dicevano: «No, non chiudere Acqua Marina, aspetta!». Così se io mi mettevo a parlare la sera andavo avanti quasi sempre per tutta la notte, perché mi dispiaceva lasciarli. Una parola dovevo dirla a tutti, perché loro mi cercavano proprio per questo…
È stato un periodo molto bello, ho conosciuto molte persone, molte anche direttamente e abbiamo passato anche delle feste insieme.
Poi un anno delle persone di Padova, hanno deciso di farmi un regalo ed hanno organizzato una festa per il giorno del mio compleanno. Conoscevamo un sacerdote radioamatore, Don Massimiliano Bernardi; si faceva chiamare Max Uno ed io ero entrata spesso in contatto con lui, ma non sapevo fosse sacerdote.

Così loro, che lo conoscevano bene, lo hanno contattato ed hanno organizzato una bellissima festa qui a casa mia; prima Don Max ha celebrato la messa e poi abbiamo trascorso assieme una giornata bellissima, piena di sole, di serenità e di gioia, con tante persone che si vedevano per la prima volta.

Grazie al radiotelefono ho conosciuto tante persone diverse.
C’era, ad esempio, un tale che mi cercava sempre, soprattutto la sera a certe ore; e si faceva chiamare Kant.
Pensavo che fosse un filosofo o uno studente di filosofia; facevamo lunghe discussioni e tanta gente ci stava a sentire. Perché alla radio puoi metterti in contatto ed ascoltare senza disturbare; molti hanno imparato a conoscerci e poi si passavano parola e stavano ad ascoltarci. Ho saputo che alcuni di loro conoscevano anche Kant; e allora dicevo: «Fatemelo incontrare, ditegli che mi venga a trovare». Ma ho saputo che non era possibile: aveva una malattia che appena si muoveva provocava la rottura delle ossa per cui doveva rimanere sempre in carrozzina e si spostava pochissimo.

Anche per lui una professione di lusso.

Sì, certo. Ma uscivano da quell’anima delle espressioni molto belle e ricche, amava la vita ed insegnava agli altri a vivere. Aveva un’infinità di interessi, partecipava a mille iniziative ed era voluto molto bene da tutti perché era una persona che dava molto.
Il mondo dei radioamatori è stato per me pieno di persone che mi hanno dato molto, trattandomi senza curiosità o pietismo, con delicatezza e vera gentilezza. Sono cose che fanno bene.
E sono stata anche coinvolta in cose importanti; ad esempio quando c’è stato il terremoto del Friuli io l’ho sentito attraverso la radio perché stavamo parlando e ad un tratto uno ha esclamato: «Mamma mia, ecco il terremoto!»

Poi ho cominciato a stare molto male e ho dovuto diminuire le conversazioni alla radio. Mi ha aiutato a smettere un grande temporale che mi ha distrutto l’antenna… Ogni tanto speravo di poter riprendere e invece il tempo passava ed io mi rendevo conto di non essere più in grado di sostenere quelle conversazioni e così ho lasciato perdere del tutto.