Per i ciechi del Togo Kekeli Neva Bollettino del Gruppo San Francesco d'Assisi di Barbarano Mossano www.grupposanfrancesco.org Aprile 2020 Sommario 1 Non girarsi mai dall'altra parte di Flavio Fogarolo 2 Ma il nostro viaggio è solo rinviato 3 Ora vuole insegnare ai bambini ciechi 4 Importante sostegno alle nostre iniziative per il Togo dall'Unione Italiana dei Ciechi e Ipovedenti 5 L'odissea della piccola Jade: migliaia di chilometri in pullman in cerca di cure 6 L'ambulatorio oculistico è pronto, ma il coronavirus ne blocca l'attivazione 7 «Oggi più che mai: una Pasqua di vicinanza» di P. Fabio Gilli Articolo numero 1 Tra epidemia ed emergenze continua il nostro impegno per i ciechi del Togo Non girarsi mai dall'altra parte Mentre prepariamo questo giornalino informativo sulle nostre iniziative in Togo, siamo in piena emergenza sanitaria e, voglia o non voglia, i nostri pensieri finiscono sempre lì. Ci sta insegnando tanto questo benedetto virus: l'importanza delle piccole cose (una passeggiata, un abbraccio, un volto sorridente senza una mascherina davanti…) ma anche delle grandi, come quella indispensabile solidarietà tra esseri umani che, come ci ricorda Francesco, sono tutti nella stessa barca, e nessuno si salva da solo. Per noi solidarietà vuol dire anche ciechi del Togo. Vent'anni fa, il 22 luglio del 2000, se n'è andata Urbana Carezzoli, colei che, una volta scoperta la realtà di chi non vede in un paese africano che a malapena aveva prima sentito nominare, ha contagiato tutti con la sua passione. Contagiato proprio come fa il virus, passando da una persona all'altra ed espandendosi a cascata, anche se ovviamente con effetti ben diversi. Urbana era cieca e paralizzata, stabilmente a letto 24 ore su 24, eppure con l'energia delle sue parole ha saputo smuovere le coscienze di tante persone e creare dal nulla una organizzazione come il Gruppo San Francesco d'Assisi che oggi rappresenta un fondamentale punto di riferimento per i non vedenti di quel paese. Vi raccontiamo all'interno della piccola Jade che ci ha sconvolto l'anima, non soltanto i nostri piani. Non si può rimanere indifferenti di fronte alla sofferenza di una bambina così piccola e noi siamo talmente sprovveduti che non siamo neppure capaci di dire: abbiamo esaurito il budget, ci occupiamo di altro, rivolgetevi altrove, presentate una domanda poi vedremo… Il papà di Jade si è rivolto a noi e, anche se non l'avevamo mai visto prima e vive a migliaia di chilometri di distanza, egli e la sua bambina sono diventati di colpo il nostro prossimo. Nella famosa parabola c'è una persona bisognosa di aiuto e qualcuno che si gira dall'altra parte, ma poi passa il Samaritano che si ferma e interviene. In Africa, ma non solo, il lieto fine non è mai automatico e in ogni caso il prossimo non si sceglie, è lui che sceglie te. Noi, con il vostro aiuto, non ci gireremo dall'altra parte. Promesso! E buona Pasqua a tutti. Flavio Fogarolo Articolo numero 2 Era tutto pronto per la nostra spedizione in Togo di quest'anno, con tanti materiali tecnici e didattici, poi l'emergenza virus ci ha bloccati Ma il nostro viaggio è solo rinviato Quando andiamo in Togo partiamo sempre carichi di strumenti didattici e tecnologie di tanti tipi; quest'anno l'emergenza ha fatto saltare i nostri piani ma contiamo di andarci in autunno. Tra le tecnologie, a parte una nuova stampante braille e tanti registratori, abbiamo pronto uno scanner Czur di nuova generazione che velocizza moltissimo la produzione di libri digitali da stampare in braille o trasformare in audiolibri con la sintesi vocale. Abbiamo preparato circa 8 carte geografiche a rilievo del Togo, dell'Africa e un planisfero con tutti i continenti. Abbiamo una copia per ciascuna delle 5 scuole che seguiamo, per cui 40 carte in tutto. Anche una rappresentazione tattile della bandiera del Togo perché ai bambini ciechi viene spiegato a parole come è fatta, ma non l'hanno mai potuta toccare. Abbiamo cinque cassettine con le lettere dell'alfabeto in doppio formato, braille e normale a rilievo, per introdurre entrambi i sistemi. Poi tanti altri oggetti come mappamondi con i continenti in rilevo, scheletri per conoscere il corpo umano, orologi per bambini con le cifre in braille e il quadrante percettibile al tatto, e altro ancora. Didascalia delle foto: Qui sopra il nuovo velocissimo scanner. A destra in alto la rappresentazione tattile della bandiera del Togo (le didascalie saranno scritte in braille) e la cassettina con le lettere componibili braille e a rilievo. Articolo numero 3 Non si arrende Justine, ex maestra elementare diventata cieca Ora vuole insegnare ai bambini ciechi Non aveva problemi agli occhi e nessuno ha capito perché abbia perso improvvisamente la vista: si è svegliata una mattina di tre anni fa che non vedeva praticamente nulla, solo nebbia, tanto che ha subito pensato a qualcosa appiccicato agli occhi ed è corsa a lavarsi il viso. Ma non c'è stato niente da fare e nulla hanno saputo dire i medici oculisti che ha provato a consultare, neppure il nome della malattia che l'ha colpita. E da allora Justine, 39 anni con due figli, è rimasta completamente cieca. Faceva la maestra elementare volontaria (precaria, diremmo noi) in un piccolo villaggio del Togo centrale chiamato Tchébébé e ha dovuto abbandonare subito il suo lavoro. Dopo aver passato qualche anno da sola in casa, ha finalmente scoperto l'esistenza di una scuola per ciechi a Sokodé, a circa 70 Km dal suo villaggio, e da febbraio ha cominciato a frequentare il corso di braille riservato agli adulti. Essere tornata in una scuola, assieme a bambini che non vedono come lei, la sta riempendo di entusiasmo e sogna di tornare a fare l'insegnante come prima, anche se ovviamente in modo completamente diverso. Glielo auguriamo di cuore. Nella foto: Justine mentre impara a scrivere in braille: è diventata allieva per poter tornare a fare l'insegnante, come prima Articolo numero 4 Importante sostegno alle nostre iniziative per il Togo dall'Unione Italiana dei Ciechi e Ipovedenti Durante l'incontro della Direzione Nazionale del 29 gennaio 2020 l'UICI ha deciso di accogliere la richiesta di supporto della nostra associazione per i ciechi del Togo. Avevamo chiesto una mano per sostenere l'acquisto della carta per scrivere e stampare in braille perché i ragazzi a cui fornirla sono davvero tanti e non ce la facciamo più. Poi anche un aiuto per acquistare dei piccolo registratori per i tanti universitari e liceali che ce li chiedono, nonché una stampante braille per aprire un servizio di trascrizione anche all'università di Kara dove abbiamo adesso dieci studenti. Tutte le nsotre richeiste sono state accolte: un grande grazie a tutta l'UICI, ma in particolare al presidente Mario Barbuto e al responsabile della cooperazione Eugenio Saltarel Nella foto: Immagine del primo incontro con l'UICI tenuto a Roma il 10 ottobre 2018, presente anche con il nostro rappresentante in Togo Moise Tchapo. Al centro Mario Barbuto e Eugeniro Saltarel. Altri due incontri si sono svolti nel 2019 coinvolgendo anche l'agenzia per la prevenzione della cecità IAPB. Articolo numero 5 Abbiamo raccolto facilmente, grazie a un appello su Facebook, i fondi necessari per curarla, ma i suoi problemi purtroppo non sono finiti. L'odissea della piccola Jade: migliaia di chilometri in pullman in cerca di cure Suo papà si è rivolto a noi in dicembre, chiedendo disperatamente aiuto. Era reduce da un periodo difficile per la lunga malattia della moglie, deceduta qualche mese prima per un tumore al seno, ed ora si trova con la figlia più piccola, Jade di neppure tre anni, che ha perso un occhio. Anche a lei hanno diagnosticato un tumore, ma nessuno in Togo se la sente di intervenire, e bisogna fare presto perché anche l'altro occhio è a rischio. L'unico ospedale attrezzato per interventi di questo tipo si trova a Bamako, nel Mali, e naturalmente bisogna pagare: intervento, diagnosi, cure, viaggio soggiorno… Il padre ha speso tutto quello che aveva, e si è anche indebitato, per curare la moglie. Servivano, per iniziare, almeno 3.000 euro. A dicembre non avevamo risorse in più, ed eravamo anzi molto preoccupati per far fronte alle spese ordinarie, già preventivate, a favore delle scuole per ciechi e degli studenti universitari. Ma non si poteva ignorare questa situazione. Abbiamo così aperto una campagna di sottoscrizione puntando sui social, in particolare su Facebook, che ha dato risultati superiori ad ogni più rosea previsione: in una settimana sono stati raccolti per Jade circa 6.000 euro, il doppio del previsto. Abbiamo consegnato subito al padre i primi 3.000 euro, tenendo gli altri a disposizione. Superati i problemi economici ne sono emersi purtroppo molti altri. La bambina ha cominciato a stare male ed è stata ricovera in ospedale in Togo per qualche settimana. Quando è stata giudicata abbastanza in forze è partita per Bomako, un viaggio in pullman di 1800 Km, circa 40 ore, trovando anche la strada bloccata per un attentato in Burkina. Arrivati finalmente in Mali, Jade viene sottoposta a degli esami approfonditi, TAC e altro, che rivelano una situazione assai più compromessa: il tumore non ha preso solo gli occhi, ma anche il cervello. Servono ora due interventi chirurgici, uno all'occhio e l'altro alla testa, ma prima i medici ritengono necessario un trattamento chemioterapico che il loro ospedale non può però offrire. Bisogna andare a Dakar, capitale del Senegal, a 1.400 km di distanza verso ovest: un altro lunghissimo viaggio in pullman per la piccola Jade. Mentre scriviamo è tornata in Mali, in attesa del primo intervento chirurgico. Tutto è ora più complicato, come si può ben capire, anche perché la bambina si è molto indebolita. Abbiamo speso per cure, analisi, chemio, viaggi… tutto quello che avevamo raccolto a dicembre. Adesso servono altri 7.000 euro e dobbiamo tornare a chiedere aiuto. Jade è nelle nostre mani. Nella foto: Jade prima di partire per il suo lungo viaggio. Nella cartina può vedere il percorso seguito in pullman: da Lomé in Togo (freccia verde) a Bamako in Mali (freccia gialla) sono 1800 Km; per arrivare a Dakar in Senegal (freccia rossa) altri 1400 Km. Articolo numero 6 L'ambulatorio oculistico è pronto, ma il coronavirus ne blocca l'attivazione È quasi terminato il centro sanitario oculistico a Bassar, nel Togo centrale, a cui sta lavorando da quasi un anno l'associazione Fontes, nostra partner in Togo. L'attivazione del servizio era prevista per maggio ma è stata rinviata di qualche mese per l'emergenza coronavirus che ha bloccato la fornitura degli strumenti sanitari, già finanziati dalla sezione italiana di IAPB, l'agenzia per la prevenzione della cecità collegata con l'Organizzazione Mondiale della Sanità. L'edificio è ultimato al 100%, anche con le tinteggiature delle pareti, il muro di cinta e tutti i servizi, grazie a un generoso finanziamento della Caritas Antoniana di Padova. I lavori previsti sono stati portati a termine velocemente da alcune ditte locali ma le attrezzature sanitarie, che devono essere importate dall'Europa, a causa del virus che ha fatto sospendere tutti i collegamenti aerei, sono state bloccate. Alla festa dell'inaugurazione, il 5 maggio, dovevamo partecipare anche noi durante il nostro viaggio in Togo. Quando si è capito che non avremmo potuto esserci abbiamo insistito perché facessero tutto senza di noi, che la nostra presenza non era indispensabile. Ma senza gli apparecchi diagnostici (oftalmoscopio, lampada a fessura, set di lenti ecc.) l'ambulatorio non può partire. I finanziamenti comunque ci sono, e si tratta di aspettare qualche mese. L'unica dotazione che veramente manca ancora, e che non è finanziata, riguarda un po' di mobili (sedie, tavoli, armadi, panche per la sala d'attesa) e una minima dotazione per l'ufficio, ma gli amici di Fontes sono molto ottimisti e contano di riuscire a superare anche questo ultimo ostacolo. Nella foto, immagine dell'ambulatorio ormai ultimato. Appena arrivano gli apparecchi sanitari, iniziano le visite oculistiche. Articolo numero 7 Il saluto pasquale di Padre Fabio Gilli, il missionario comboniano non vedente che ha animato fin dall'inizio il nostro impegno per i ciechi del Togo «Oggi più che mai: una Pasqua di vicinanza» Cari Amici in questa triste quaresima che ci vede tutti chiusi in casa e spaventati dall'epidemia, penso sempre a voi. Vi ricordo continuamente al Signore, anche di notte quando resto sveglio e prego tanto affinché vi protegga e ci aiuti sempre. Io mi faccio coraggio ricordando le tante difficoltà passate, in particolare il periodo, tanti anni fa, in cui ho scoperto che sarei presto diventato cieco e sono stato preso dallo sconforto pensando all'Africa, in particolare al Togo, dove da alcuni anni avevo iniziato a svolgere l'attività di missionario, superando anche lì i primi periodi di grande difficoltà. Ricordo, tanto per dirne una, che quando siamo arrivati alla parrocchia a cui eravamo stati assegnati abbiamo scoperto che era ancora tutto in costruzione e abbiamo dovuto dormire all'aperto, sotto agli alberi, per qualche settimana. Il Togo era ormai la mia casa ed anche per questo, pur titubante, ho chiesto ai miei superiori di potervi tornare, anche se fossi diventato cieco. Avevo paura di essere di peso per i miei confratelli, ma in tanti mi hanno tranquillizzato: «In Africa hanno bisogno di te e delle tue parole, e se necessario troverai sempre qualcuno che ti accompagna ovunque tu debba andare». Così in effetti è stato: sono effettivamente diventato cieco ma ho potuto tornate a fare il missionario in Togo e ho trascorso trent'anni laggiù, ma non sono rimasto solo, ho sempre avuto qualcuno che mi ha accompagnato e guidato ovunque dovessi andare. Ma, soprattutto, ho potuto incontrare tante persone e parlare con tutti: comunicando con la gente li ho visti recuperare la loro serenità e trovare il senso della sofferenza facendo l'esperienza d'un Dio che ci ama e che vuole il nostro bene. Qualche anno fa però ho avuto problemi anche di altro tipo, alle gambe, e sono caduto. Ho sperato tanto di potermi riprendere e tornare in Africa ma non è stato possibile e adesso sono qui, in questa casa di Castel d'Azzano, e penso e prego sempre per il Togo. Qui ho dei confratelli veramente formidabili che mi sostengono sempre e mi accompagnano, come in Africa, e mi aiutano ad affrontare giorno per giorno tutte le difficoltà. Perché sono sempre tante le difficoltà che incontro, ma sento la mano di Gesù che mi dice: «Fabio ti amo, ti voglio bene, sono contento di te. Non ti preoccupare, ti sono vicino». Ed è soprattutto in questo periodo pasquale, in questa quaresima così difficile e angosciosa per tante persone, che lo sento ancora più vicino e mi ripete: «Ti amo, ti voglio bene, sono contento di te. Non sono un giustiziere, un regolatore di conti, cinico tormentatore. No! Io sono benevolenza, bontà, misericordia. E ti amo.» È con questo spirito che auguro una buona Pasqua a tutti voi. Auguro una Pasqua di vera vicinanza, nonostante la dolorosa distanza fisica a cui siamo costretti in questo periodo. Dobbiamo essere vicini nella preghiera, oggi più che mai: io non vi dimentico e, se potete, pregate anche voi per me, perché non abbia mai a scoraggiarmi. Lodato sia Gesù! Padre Fabio Gilli Nella foto: alla conclusione della messa solenne celebrata in occasione dei suoi 50 anni di sacerdozio, Padre Fabio si intrattiene con una parrocchiana. Parrocchia di Adidogome a Lomé (Togo) 7 aprile 2013. 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