Amici di Togoville Kekeli Neva Bollettino del Gruppo San Francesco d'Assisi di Barbarano Vicentino www.grupposanfrancesco.org Dicembre 2010 Sommario 1 Da vent’anni puntiamo sull’istruzione per dare speranza ai ciechi del Togo Di Flavio Fogarolo 2 Viveva chiedendo l’elemosina, oggi è dottore in giornalismo 3 Quando non conoscevo il braille ero uno dei tanti mendicanti del mio villaggio di Lokou Kokou Louis. 4 Buon Natale da Padre Fabio Gilli 5 Sempre bravi i nostri ragazzi 6 Nuova direttrice all’istituto dei ciechi di Togoville 7 Sapone liquido fatto in casa 8 Nel grande cuore di Iolanda c’era davvero posto per tutti 9 Mi, son vecia? Poesia di Iolanda Mazzali 10 Auguri Articolo numero 1 Da vent’anni puntiamo sull’istruzione per dare speranza ai ciechi del Togo Come tradizione, il numero di dicembre del nostro giornalino è un momento di bilanci, oltre che di ringraziamenti e auguri per il Natale che si avvicina. Dall’Africa ci arrivano notizie molto positive e i ragazzi sono sempre più determinati e convinti: i nuovi laureati, i successi dei liceali, l’enorme soddisfazione di quelli che sono stati assunti come insegnanti e dei tanti ciechi che oggi vivono decorosamente del loro lavoro. A fine aprile siamo stati in Togo e abbiamo potuto verificare ancora una volta l’efficacia di un progetto che punta all’emancipazione dei non vedenti, con costanza, attraverso una solida istruzione. Ma siamo tornati anche pieni di bisogni da soddisfare. In Africa abbiamo fatto delle promesse che adesso, ovviamente, dobbiamo cercare di mantenere: una sede più decorosa e vicina all’università per il centro di trascrizione braille, dei piccoli apparecchi di registrazione per tutti gli studenti universitari e liceali (hanno solo una tavoletta braille a testa), l’assunzione di una persona che sostenga regolarmente i ciechi che lavorano da soli nei loro villaggi, le spese per redigere la tesi dei quattro laureandi, un piccolo aumento alla paghetta mensile perché in Togo è tutto sempre più caro, un sostegno agli insegnanti della nostra scuola che sono davvero in difficoltà... Per far quadrare i conti, abbiamo sospeso la spedizione del container, rinviato ai primi mesi del 2011. I materiali raccolti arriveranno un po’ più tardi, ma così riusciamo ad accontentare tutti. Nel 2010 abbiamo ricordato i dieci anni dalla scomparsa di Urbana: grazie al vostro incessante aiuto la pianta che lei ha fatto crescere continua a dare frutti, e questo è meraviglioso. Siamo una piccola associazione ma per tanti siamo diventati una luce insostituibile. Non lasciamola spegnere! Flavio Fogarolo Articolo numero 2 Louis Lokou, entrato da piccolo nella scuola dei ciechi di Togoville, ha coronato il suo sogno e si è laureato Viveva chiedendo l’elemosina, oggi è dottore in giornalismo Grande festa tra i ciechi di Togoville e Lomè per la laurea di Louis: il 25 ottobre ha discusso la sua tesi presso l'ufficio del Brevetto Tecnico Superiore di Lomè ed ha concluso la sua formazione universitaria in giornalismo, opzione radio. Nella sua relazione ha parlato delle difficoltà di accesso all'educazione ed alla formazione professionale per i disabili in Togo ed ha meritato un voto di 15/20. È ovviamente molto soddisfatto Louis, primo laureato giornalista cieco del Togo, e con lui coloro che l’hanno accompagnato: la delegazione di ACATO e dell’Istituto dei Ciechi di Togoville, delle altre associazioni di disabili, di numerosi giornalisti, compagni di scuole, amici e famigliari. Ci uniamo anche noi alla festa, anche perché Louis è uno degli allievi di Togoville che è rimasto nei nostri cuori: come dimenticare la sua composizione di una decina di anni fa in cui scriveva: quando non conoscevo il braille ero uno dei tanti mendicanti del mio villaggio. Come tanti bambini ciechi in Togo, Louis ha potuto iniziare la scuola solo da grandicello, quando qualcuno l’ha portato a Togoville e fino ad allora i genitori lo mandavano a chiedere l’elemosina. Ci piace festeggiare la laurea di Louis pubblicando la sua composizione di allora Articolo numero 3 Ecco cosa scriveva Louis una decina di anni fa, giovane studente delle scuole medie. Con questo tema sul braille aveva vinto nel 2001 un premio internazionale e già allora diceva: da grande farò il giornalista! Quando non conoscevo il braille ero uno dei tanti mendicanti del mio villaggio. La mia vita era immersa nelle tenebre della miseria, della povertà estrema, della mancanza di istruzione e di cultura. Ho scoperto tardi il braille perché tardi ho conosciuto il Centro Ragazzi Ciechi "Kekeli Neva" di Togoville. Avevo già 11 anni, età in cui molti bambini vedenti cominciano gli studi secondari. Mi sono aggrappato subito a questa speranza ed ho seguito col massimo impegno il corso preparatorio al primo anno di scuola. Che importa l'età! Da allora, una luce si è accesa in me ed ho capito che non ero il più imbecille né l'ultimo dei figli degli uomini, a dispetto della povertà dei miei genitori che mi obbligava a mendicare nella pubblica piazza. Il mio accanimento e la mia costanza negli studi, senza mentirvi, sono stati notevoli. In tutta umiltà oggi posso dirvi che ho scoperto di essere intelligente. Prima non lo sapevo. Sono sempre fra i primi cinque della classe.Tutto ciò che vi scrivo in questo momento è per me qualcosa di molto importante. Oggi frequento la scuola normale, come i giovani vedenti. Posso leggere e scrivere. Quando ascolto la radio, comprendo le notizie trasmesse nella mia lingua ma anche nelle altre lingue studiate a scuola. Conosco così le informazioni del mondo intero. Grazie al braille sono uscito dall'ignoranza. Grazie al Centro di Togoville ho acquisito l'autonomia in tante cose e non ho più bisogno dell'aiuto costante di un vedente come un tempo. Ora posso comunicare con gli amici. E poi la cultura nel tempo e nello spazio mi è accessibile. Sì, il braille è proprio il tesoro dei ciechi, una perla preziosa, un mezzo insostituibile, strumento indispensabile di speranza per un avvenire felice, possibile per i ciechi di ogni dove. Lokou Kokou Louis. Articolo numero 4 Buon Natale da Padre Fabio Gilli Miei cari amici, con l’approssimarsi delle feste Natalizie porgo a voi tutti il mio cordiale augurio con la promessa della preghiera mia e di tutti i miei bambini e bambine non vedenti. Con vera gratitudine vi ringrazio di quanto fate per tutti noi e per i non vedenti in modo particolare. Sono tanto contento di questa mia vita missionaria e non cesso mai di rivolgere al Signore il mio grazie per il grande dono che mi ha fatto. Certo, ci sono prove e difficoltà che fanno parte della nostra vita. Vi dico che talvolta mi viene la voglia di piantare tutto, ma poi il grido di tanta gente e di tanti bambini che chiedono di essere aiutati mi dona forze nuove per continuare nel donare la mia vita fino alla fine. Io sono devoto del presepio e soprattutto dell’asinello che ha portato Gesù e che nella grotta con il suo fiato fa caldo al bambino. El Fabio l’è sta sempre en asenel da tirar el caretel e quando avviene che non ce la fa più, interviene quel Lassù che tira l’asenel e anche el caretel. Auguri cari quindi e coraggio perchè al di là di tutto c’è un amore che ci aspetta. Il lavoro è tanto assai. Si corre e si corre per arrivare ovunque. Solo gli imprevisti sono capaci di bloccarci un pochino. Uno di questi mi è capitato in un villaggio lontano da Adidogome. Finita la messa uscivo dalla cappella, per continuare i miei programmi, quando il mio autista mi dice che avevamo forato e che ci voleva del tempo per cambiare la ruota. Mi diedero una sedia e mi sedetti all’ombra pia di una palma. Appena mi fui seduto davanti a me si formò una file di penitenti che chiedevano di confessarsi. Sudato e stanco mi misi al lavoro e li confessai tutti. E mi dissi che tutto era Grazia. Poi me ne ritornai a casa stanco ma pure tanto contento. Vostro Padre Fabio Gilli Natale 2010 Articolo numero 5 Gli ottimi risultati dei più grandi incoraggiano tutti: il nuovo anno scolastico parte con i migliori auspici Sempre bravi i nostri ragazzi Lo scorso anno scolastico si è concluso con esiti molto buoni per i nostri ragazzi. Alle superiori su 20 allievi ciechi solo uno è stato respinto. Erano in tre che sostenevano l’esame di stato finale, il temutissimo BAC, e tutti ce l’hanno fatta. In Togo la scuola è veramente selettiva, molto più che da noi, e la media dei promossi al BAC non supera il 30%. Questi successi per degli allievi ciechi, che non hanno diritto a nessuna agevolazione, sono davvero straordinari, ed è importante ricordarlo anche se da anni i ragazzi di Togoville ci hanno abituati a risultati di questo tipo. Durante l’estate il Ministero dell’Educazione ha convocato i migliori allievi del Togo al BEPC (un esame intermedio, molto importante) per una settimana di sensibilizzazione per incoraggiarli e stimolarli alla cultura dell’eccellenza. Tra loro c’erano anche due nostri ragazzi ciechi: Lawson Laté Amétépé Roubech e Kuevey Tchotcho Flore. A settembre è iniziato il nuovo anno scolastico. La classe prima è composta da ben nove bambini: un numero altissimo per una classe di ciechi che devono essere accompagnati in continuazione, per cui probabilmente si dovrà prevedere qualche supporto aggiuntivo. In tutto alla scuola primaria ci sono 34 allievi, 21 alla secondaria e 12 alla formazione professionale. I ragazzi delle superiori più grandi alloggiano all’esterno e vivono autonomamente nel villaggio mentre i più piccoli, fino a 16 anni circa, sono seguiti dentro l’istituto. Articolo numero 6 Nuova direttrice all’istituto dei ciechi di Togoville Dal primo settembre, suor Emmanuelle Perezi è la nuova direttrice dell’istituto dei ciechi di Togoville. È una suora molto competente, laureata in scienze naturali in Francia e con esperienze di insegnamento di tutti i tipi, anche all’università. Mandando il suo saluto ai sostenitori del Gruppo San Francesco dice: «Siamo certi che la lampada della speranza accesa nel cuore di questi bambini non può spegnersi finché l'olio che l’alimenta è garantito da noi tutti: voi che li sostenete da lontano, noi che li accompagniamo qui sul campo. Che Dio benedica i nostri sforzi e che la sua assistenza non ci manchi mai». Abbiamo ringraziato suor Emmanuelle per aver accettato questo incarico e assicurato, come sempre, la nostra piena collaborazione. Articolo numero 7 Forse può diventare una nuova attività lavorativa per i non vedenti del Togo: l’importante è darsi da fare. Sapone liquido fatto in casa Non è facile, in nessun paese del mondo, trovare un lavoro che consenta a un cieco di mantenere decentemente se stesso e la propria famiglia. I nostri ragazzi in Togo si stanno impegnando molto per cercare attività nuove, in campi dove ritengono che la concorrenza sia minore, e a volte ci stupiscono con idee davvero originali. Certamente a noi non sarebbe mai venuto in mente di proporre ai ciechi la produzione di sapone liquido! Con la collaborazione dell’associazione dei giovani lavoratori AJT, con i quali li avevamo messi in contatto durante il nostro ultimo viaggio, hanno infatti scoperto che si può fabbricarlo in casa, con pochi mezzi, e così hanno organizzato un corso di formazione per insegnarlo anche agli altri. Dicono che non è troppo complicato e che anche un cieco lo può fare. La cosa più difficile forse è trovare le bottiglie di plastica vuote perché in Togo l’uso dell’acqua minerale non è certo diffuso come da noi. Ma certamente anche l’acquisito delle materie prime e, soprattutto, la vendita del prodotto non sarà uno scherzo. Ma l’importante è darsi da fare. Al corso hanno partecipato un quindicina di persone, non vedenti e loro familiari. Nelle foto a destra, alcune immagini del corso (ottobre 2010) Articolo numero 8 Iolanda Mazzali ci ha lasciati il 21 maggio. Nostra socia onoraria, ha aiutato per tanti anni i ciechi del Togo, ma non solo. Nel grande cuore di Iolanda c’era davvero posto per tutti Nel 2004 l’avevamo nominata socia onoraria del Gruppo San Francesco. Un piccolo gesto, puramente simbolico, per manifestare la nostra grande ammirazione per tutto quello che questa donna minuta, fragile e forte, riusciva a fare per aiutare gli altri. I ciechi del Togo, ma non solo, perché c’era posto per tutti nel suo grande cuore. Alcuni anni fa, quando il peso del’età si è fatto proprio sentire (aveva passato i novanta), ha accettato di trasferirsi nella casa di riposo della Provvidenza, in contrà San Domenico, ma fino ad allora la sua vita è stata tutta un fermento di generosità. Ci piace ricordarla com’era, con le sue giornate scandite prima di tutto dai bisogni degli altri, la sua casa senza riscaldamento piena di cose destinate a fratelli lontani, la scala d’ingresso per la quale quasi non si passava più perché ad ogni gradino c’erano pacchi e scatoloni di materiale raccolto e sistemato da donare a chi sapeva lei. Da un occhio non vedeva praticamente nulla e l'altro le dava l'effetto perenne di una giornata di nebbia. Ma con la sua macchina da cucire continuava a confezionare semplici capi, magari solo bende o lenzuoli, che lei sa dove mandare. E c'era sempre qualcuno con un problema che si rivolgeva a lei per qualche commissione: la farmacia, la piccola spesa, l'impegnativa dal medico. Iolanda c'era sempre. Negli ultimi anni non si fidava più ad usare l'autobus perché non riusciva a vedere il numero della corsa e, soprattutto, era diventato per lei un ostacolo insormontabile salire sul predellino, troppo alto e troppo sfocato. E quindi andava a piedi dove doveva andare, ovunque dovesse andare. Alla bella età di ottant'anni, lei che ha dovuto sostituire fin da bambina la scuola con la filanda, ha cominciato a cimentarsi in poesie e racconti. Ha scritto sette libri, tutti pieni di vita, stupore e serenità. Anche questo è stato uno degli elementi di contatto con Urbana alla quale ha dato un aiuto enorme fin dai primi anni della nostra associazione. In “Acqua marina”, il suo libro autobiografico, Urbana parlando di Iolanda diceva: «Se ci fossero solo dieci persone così in una città, il mondo cambierebbe». La ricordiamo con una sua spiritosa poesia di qualche anno fa che esprime benissimo la sua forza di vita e la gioia della sia anima: Mi, son vecia? (Io, sono vecchia?). Grazie di tutto, grande piccola Iolanda! F. F. Articolo numero 9 Mi, son vecia? I m’a dito che son vecia, i lo dise lori, mi no ghe credo, però scomissio pensar mal: intanto ghe sento da na sola recia, ghe vedo poco, za che ghe penso, anca qualche doloreto sento. Che i gabia razon lori? Po’ non go gnanca tuti i denti. Che disastro! a che punto son rivà! Scumissio vergognarme se i me varda, par strada camino a oci bassi fasso finta che son tarda. …Dura poco sto pensiero! doman vado incontro al mondo intiero col soriso e la parola pronta par paura che i me diga che son tonta. Ze veci quei che no fa gnente e no i se acorze de la pora zente, nessun xe vecio se el xe sior de fantasia! Iolanda Mazzali Io, sono vecchia? Mi hanno detto che sono vecchia, lo dicono loro, io non ci credo, però comincio a pensar male: intanto ci sento da un orecchio solo, ci vedo poco, già che ci penso sento anche qualche doloretto. Che abbiano ragione loro? Poi non ho neppure tutti i denti. Che disastro! A che punto sono arrivata! Comincio a vergognarmi se mi guardano, faccio finta di essere tarda. Dura tanto poco questo pensiero! Domani vado incontro al mondo intero col sorriso e la parola pronta per paura che dicano che sono tonta. Sono vecchi quelli che non fanno niente, che non si accorgono della povera gente, nessuno è vecchio se è ricco di fantasia da: Fantasie & Ricordi (1984) Articolo numero 10 Auguri Assieme abbiamo vissuto il sogno di un Natale di solidarietà che dura tutto l'anno. Grazie per averci ascoltato,grazie per averci aiutato. Buon Natale dal Gruppo San Francesco d’Assisi Intestazione Gruppo San Francesco d'Assisi Associazione di solidarietà ONLUS Sede legale: via Salvi, 13 - 36021 Barbarano Vicentino (Vicenza) Tel. e fax 0444 / 638033 mail: info@grupposanfrancesco.org web: www.grupposanfrancesco.org C.C. Postale n. 18 88 33 55 intestato a "Gruppo S. 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